Energie Rinnovabili           
16 Lug 2010



Certificati Verdi (CV) e l'art. 45 della Finanziaria   (Fonte ECOSPORTELLO ENERGIA)


L’ultima manovra finanziaria (Dl 31 maggio 2010, n. 78) rappresenta una seria minaccia per lo sviluppo futuro delle rinnovabili.

In primis l’ormai tristemente noto Articolo 45 che prevede l'abolizione dell'obbligo da parte del GSE di ritirare i Certificati Verdi invenduti. Il ritiro da parte del GSE rappresenta oggi un sistema per mantenere l'equilibrio di mercato in caso di eccesso di offerta di CV.

L’attuazione del decreto potrebbe provocare il crollo del prezzo dei CV, la perdita dei vantaggi per chi produce energia verde e l'indebolimento del sistema incentivante.

Come se non bastasse, dopo le numerose critiche pervenute da parte delle associazioni di settore, di Confindustria e degli operatori, la scorsa settimana il relatore, Antonio Azzollini, ha presentato un emendamento in commissione Bilancio del Senato che lascia intatta la soppressione dell’obbligo di ritiro da parte del Gse dell’eccesso di offerta di CV. La proposta si limita invece a indicare i criteri per la spartizione delle risorse liberate dalla norma.

Anche l’Autorità per l’Energia è scesa in campo contro l’emendamento di Azzollini all’articolo 45 del DL-manovra poiché ritiene che tale provvedimento istituisca una nuova imposta, per altro “poco trasparente”, “poco comprensibile” e “poco aderente ai criteri di progressività e proporzionalità nel finanziamento delle spese pubbliche”.

Secondo l’Authority la revisione dell’articolo 45 dovrebbe invece
“essere orientata a ripristinare la struttura d’origine, basata su meccanismi di mercato, e dovrebbe essere accompagnata da un eventuale incremento della quota d’obbligo di energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili a carico dei produttori e degli importatori di energia elettrica con una conseguente riduzione del numero dei certificati verdi invenduti e una maggiore certezza di conseguire gli obiettivi di produzione da fonte rinnovabile”.

Dello stesso parere anche Francesco Ferrante, componente della Segreteria nazionale di Legambiente:
“Stupisce l’atteggiamento ottuso di questo Governo che si dimostra sordo agli innumerevoli appelli ricevuti per cancellare l’articolo 45, vera mannaia sugli investimenti di migliaia di aziende del settore delle energie rinnovabili. Non sono bastate le prese di posizione di Confindustria, a partire dal Presidente Marcegaglia, di tutte le associazioni di categoria, le dichiarazioni bipartisan, nonché quella del sottosegretario allo Sviluppo economico. Niente da fare: sono stati bocciati in Commissione tutti i nostri emendamenti in tal senso e la montagna ha partorito il topolino, o meglio ha prodotto l’assurdo emendamento Azzolini che sostanzialmente conferma l’assassinio delle rinnovabili e introduce una nuova tassa che gli italiani pagheranno in bolletta con tanti saluti alla pretesa necessità di ridurre i costi dell’energia elettrica pagati da cittadini e imprese”.

Se passerà l’art. 45 alla Manovra Finanziaria si avranno conseguenze drammatiche sugli investimenti e il blocco dello sviluppo del comparto. Ne è convinto Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys che ha condotto l’analisi costi-benefici su scenari di sviluppo delle Fonti d'Energia Rinnovabile al 2020.

Tale analisi mostra infatti un beneficio netto per l’Italia compreso tra 24 e 27 miliardi di euro e un indotto occupazionale tra 72.000 e 86.000 nuovi posti di lavoro. Inoltre, il minor impiego di combustibili porta non solo a una diminuzione delle emissioni, con conseguenti benefici ambientali, ma anche del fuel risk.

Tutto questo sarebbe a rischio con l'approvazione, nella Manovra Economica, dell'art. 45.
"Il clima di insicurezza per le imprese accentuato dal decreto legge dopo la precedente incertezza sul Conto Energia - sostiene Marangoni - rischia di bloccare gli investimenti delle imprese e condiziona l’andamento dei titoli delle rinnovabili in Borsa".


Infatti, prosegue Marangoni,  “il 31 maggio scorso, giorno di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, l’indice IREX che traccia le pure renewable quotate, ha riportato un brusco crollo. Da allora l'indice ha mostrato una volatilità piuttosto marcata, sintomatica dell’incertezza del comparto”.